LA SCELTA DEL WALLET

di Riccardo Fallacara

Curiosando in giro per le varie chat, per i vari siti e soprattutto su facebook, mi rendo conto che il mondo dei “bitcoiner” diventa sempre più ampio e frequentato.

Sempre più spesso mi ritrovo a leggere le domande dei neofiti della materia, che iniziano a mettere i primi passi in un sistema che si evolve di ora in ora.

E ancora più spesso mi ritrovo a fare i conti con la tipica domanda che ho posto anche io, qualche anno fa, a coloro che mi hanno fatto da guru: “Quale wallet mi consigli per conservare le mie coin o i miei btc?”

Ora, con un filino di esperienza dovuta a decine di prove, consigli e anche a tante decisioni sbagliate, mi sento quantomeno in dovere di scrivere queste poche righe per chiarire in qualche modo la questione wallet, sperando che possa essere d’aiuto a chi ha ancora dei dubbi. Innanzitutto per definire un wallet dobbiamo avere ben chiaro come realmente funzionano le chiavi associate al protocollo Bitcoin.

Per effettuare una qualsiasi transazione abbiamo bisogno di due chiavi. La prima, detta chiave pubblica, non è altro che una stringa alfanumerica che identifica il nostro wallet, quasi fosse un normalissimo IBAN bancario (e su questa mi aspetto il linciaggio…). La chiave pubblica, chiamata anche indirizzo, è quella che noi usiamo o per trasferire btc o per riceverli. Non è importante metterla al sicuro, in quanto è possibile crearne un numero indefinito.

La seconda chiave, altrimenti detta chiave privata, è invece il vero e proprio lucchetto della nostra transazione. Essa viene utilizzata per “firmare” la nostra transazione e dà al sistema la prova che noi abbiamo l’autorità per poter trasferire quel quantitativo di btc.

Esiste un semplice problema: se io per caso venissi in possesso della chiave privata di una qualsiasi persona, avrei tranquillamente modo di utilizzare i suoi btc, in quanto il sistema riconosce solo la chiave per autenticare la transazione e non l’identità della persona che materialmente effettua la transazione suddetta.

Vien da sé, quindi, che la cosa più importante da fare è custodire le chiavi private letteralmente “sotto ad un mattone”!

Fatta questa piccola intro, ora possiamo passare a valutare alcune categorie di wallet, cercando di considerarle a seconda della loro sicurezza (voglio precisare che queste categorie sono personali, ma possono essere considerate tranquillamente come delle linee guida iniziali):

  1. Completamente insicura. A questa categoria associo tutti i wallet che sono gestiti da siti web, gli exchange o tutti i siti dove dovete loggarvi per controllare il vostro saldo. L’insicurezza di queste applicazioni è dovuta al fatto che le chiavi private vengono custodite nei terminali di coloro che gestiscono i web wallet o gli exchange.
    Risulta chiaro che, non essendo proprietari delle chiavi private, se per sfortuna dovessimo trovare un amministratore privo di scrupoli o semplicemente un sito sotto attacco da parte di hacker, perderemmo automaticamente la titolarità e la spendibilità delle risorse versate su queste piattaforme.
    Ora, sicuramente tutti coloro che gestiscono wallet o exchange danno le loro rassicurazioni al riguardo, anche considerando gli alti standard di sicurezza ai quali dovrebbero attenersi per poter rendere credibile la struttura, ma comunque resta un metodo molto pericoloso per conservare a lungo termine i propri btc.
  2. Mediamente sicura. A questa categoria associo tutti i wallet che risiedono su un qualsiasi dispositivo, come il cellulare o il pc. Questo tipo di wallet permette di fare un backup della chiave privata associata al proprio profilo e quindi permette di avere un grado di sicurezza sicuramente maggiore dei precedenti web wallet.
    Anche in questo caso esistono delle criticità, sicuramente vincolate al valore futuro dei nostri btc. Bisogna considerare, infatti, che, se – secondo ipotesi – i nostri btc incrementeranno il proprio valore nel medio-lungo termine, ci saranno sempre più persone interessate a “rubare” wallet un po’ a caso. Il passo da questo concetto alla creazione di veri e propri virus informatici capaci di rimanere latenti nel nostro sistema, in attesa di poter “sniffare” le nostre password è breve. Chiaramente essere completamente pessimisti non aiuta, quindi, anche considerando queste criticità, personalmente lo considero un buon modo per conservare a breve termine piccole quantità di btc, che verranno usate o convertite a breve.
  3. Abbastanza sicura. A questa categoria appartengono gli hardware wallet, cioè dispositivi capaci di conservare le nostre chiavi private completamente offline. Questo è sicuramente il modo più sicuro per mantenere i nostri btc, visto e considerato che in questo modo, per poter essere vittima di furti, è necessario che il presunto ladro si appropri materialmente del nostro piccolo dispositivo.
    Lo stesso livello di sicurezza hanno anche i paper wallet, che praticamente ti permettono di stampare la chiave privata e la chiave pubblica su un vero e proprio pezzo di carta, mantenendo completamente offline i dati.

Chiaramente queste valutazioni vanno anche gestite in base alle priorità che si hanno ed in base anche all’utilizzo che si fa di btc.

Se si utilizza btc per microtransazioni da farsi nel brevissimo termine, sicuramente il modo migliore di provvedervi è quello di mantenerne una minima parte su un wallet in locale per evitare di perdere troppo tempo.

Se invece si utilizza btc come “salvadanaio”, con l’intenzione di mantenerlo a lungo termine, allora conviene utilizzare un hardware wallet o un paper wallet, in modo da essere sicuri che i rischi connessi ad eventuali furti dovuti a virus o attacchi in generale diventino molto ma molto bassi.

Per concludere, il consiglio è comunque quello di informarvi sempre in maniera approfondita e di valutare l’utilizzo che decidete di fare dei vostri btc. In questo modo potrete adottare le misure migliori per riuscire a conservarli in maniera ottimale, mantenendo i rischi bassi.