Solidarietà e criptovalute: le donazioni attraverso blockchain. Evento pubblico il 4 Dicembre

Solidarietà e criptovalute: le donazioni attraverso blockchain.

Di questo si discuterà il prossimo 04 Dicembre alle ore 15.00 in un interessante convegno-dibattito che si terrà presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, Facoltà di Giurisprudenza, Sala delle Lauree “G. Contento”.
L’evento fa parte di un intenso tour che tocca le principali città italiane, fermandosi a Bari presso l’Università degli Studi “Aldo Moro”, quale unica tappa del Sud Italia, immediatamente dopo la duplice sosta capitolina presso la Camera dei Deputati e l’Università di Torvergata.
L’organizzazione di questo prestigioso evento barese è ad opera della Bitcoin Foundation Puglia (prima realtà del Sud Italia intensamente attiva nella formazione ed informazione culturale riguardante le valute digitali decentralizzate altrimenti dette criptovalute) in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

L’evento del 4 Dicembre si pregia del patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bari nonché del supporto di svariate realtà nazionali (tra cui la Startup Helperbit, Associazione FamiglieSMA, Blockchain Education Network) e locali ( tra cui Associazione Giovani Avvocati “Giuseppe Napoli” e “Il Commentario del merito”).
Il dibattito nasce dalla presa di coscienza della sussistenza di modalità tecnologiche efficienti ed avanzate che possano affiancare quelle tradizionali per praticare la solidarietà, soprattutto in quelle circostanze di emergenza e di maggiore bisogno.

Le recenti calamità naturali ed emergenze umanitarie tra cui, a mero titolo esemplificativo, i postumi del terremoto dell’Aquila, le migrazioni derivanti dalla guerra in Siria, nonchè le patologie invalidanti per le quali soltanto il sovvenzionamento continuo della ricerca medico-farmacologica può trovare soluzioni e risposte, hanno consentito di sperimentare la possibilità di far pervenire i mezzi di sussistenza ai diretti interessati attraverso l’utilizzo di modalità tecnologiche ovvero a mezzo blockchain.
Di come sono strutturati gli aiuti di solidarietà attraverso l’utilizzo della blockchain parlerà l’ospite d’eccezione, l’Ing. Guido Baroncini Turricchia, ingegnere ambientale che dal 2014 ha lasciato il proprio lavoro per dedicarsi al bitcoin e fondatore nonché Ceo di Helperbit, piattaforma che mappa gli aiuti umanitari sulla blockchain in caso di disastri naturali. Di recente la piattaforma è stato premiata a livello europeo e selezionata tra i 100 espositori che prenderanno parte all’evento “InnovationMarketplace” del World Humanitarian Summit, organizzato dalle Nazioni Unite. Quello di Bari sarà l’unico evento hostato al Sud.

Tra i relatori ci sarà anche la Dott.ssa Anita Pallara, Consigliera nazionale Associazione FamiglieSma– Genitori per la ricerca sull’Atrofia Muscolare Spinale”, realtà di grande rilievo e spessore nazionale che di recente ha manifestato la volontà di poter ricevere donazioni tramite criptovalute.
Aprirà il dibattito l’Avv. Giuseppe Grisorio, Presidente Bitcoin Foundation Puglia, rappresentando le possibilità di intervento solidaristico in caso di emergenze umanitarie a mezzo blockchain. Modererà l’Avv. Romina Centrone, Vicepresidente Bitcoin Foundation Puglia e Presidente Associazione Giovani Avvocati “Giuseppe Napoli”.

I saluti istituzionali prevedono l’intervento di personalità di spicco del territorio pugliese che hanno fortemente sostenuto le iniziative formative promosse dalla Bitcoin Foundation Puglia. In particolare: il Prof. Avv. Antonio Felice Uricchio, Magnifico Rettore Università degli Studi di Bari, coordinatore del primo short master in Italia in “Criptovalute e bitcoin: strumenti teorico pratici per operare con le nuove valute digitali decentralizzate” organizzato da Università degli Studi di Bari in collaborazione con Bitcoin Foundation Puglia che si avvierà nei primo trimestre del 2018 per la sua prima edizione; l’Avv. Giovanni Stefanì, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari che ha sostenuto l’avvio dello short master universitario mediante l’istituzione di una borsa di studio; ed, infine, il Dott. Elbano de Nuccio, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bari e il Dott. Mario Aprile, Presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Bari e BAT, con i quali si apriranno prossime importanti collaborazioni in tema di criptovaluta con la realtà Bitcoin Foundation Puglia.
L’evento è in fase di accreditamento presso i citati ordini professionali al fine del riconoscimento dei crediti necessari ai professionisti per la formazione obbligatoria e continua.

L’evento è pubblico e gratuito. Per prenotare un posto in sala è consigliato accreditarsi qui: https://www.eventbrite.com/e/solidarieta-e-criptovalute-le-donazioni-attraverso-blockchain-tickets-40785996012/amp

Evento facebook: https://www.facebook.com/events/2072984712931569

Di seguito locandina dell’evento.

Transazioni, tokenizzazione e riflessioni sulla blockchain: quali rischi ?

Riceviamo e pubblichiamo questa interessante riflessione sui limiti, rischi e possibilità di sviluppo della blockchain.

Di Salvatore Iaconesi

 

Questo articolo sulla Blockchain recentemente uscito su Motherboard ha sollevato una serie di conversazioni molto interessanti. A parte il titolo, che non mi sembra molto adatto al contenuto, ho necessariamente accorciato alcune risposte che erano più estese, forse rendendole meno chiare.

Tutte le osservazioni derivano dall’esperienza e dallo studio, in una organizzazione come la mia (HER, Human Ecosystems Relazioni) che si occupa di dati e di connessioni complesse tra scienze, tecnologie ed arte/design. Quindi, per mestiere, ho a che fare ogni giorno con i discorsi delle criptovalute e delle blockchain, discutendo con una grande varietà di soggetti, da quelli ipertecnici, agli imprenditori e investitori, ai policymaker, fino a “insospettabili”, come persone “ordinarie” che, magari, devono capire cosa fa un’opera d’arte che usa la blockchain, o chi si occupa di cultura, o di musei, o di quartieri della città e, volente, nolente o inconsapevolmente, deve avere a che fare con queste tecnologie e pratiche. Quindi: una gran varietà.

Ho il massimo rispetto per la blockchain: ad oggi è forse la tecnologia che, con tutti i suoi limiti e problemi, è in grado di portare innovazione radicale tra quelle che abbiamo a disposizione, adesso.

La mia critica non è, infatti, tecnica, ma psicologica.

Si muove sul piano della percezione e della comprensione della realtà.

In questo dominio, quello della psicologia, dei processi psichici che si attivano nelle persone e nelle loro relazioni quando interpretano il mondo per capire come orientarcisi e come agire in esso, tecnologie come la Blockchain sono un disastro completo.

Perché:

1) sono un agente potentissimo verso la “transazionalizzazione della vita”, ovvero del fatto che, progressivamente, tutti gli elementi della nostra vita si stanno trasformando in transazioni; il che coincide col dire che vengono “finanziarizzati”; tutto, incluse le nostre relazioni, le nostre emozioni, viene progressivamente transazionalizzato/finanziarizzato, e la BC è l’apice di questa tendenza. Questo è già e sarà ancor di più in futuro un problema enorme per l’informalità, la possibilità di trasgressione, la normazione e normalizzazione del conflitto e, quindi, in prospettiva, per le nostre libertà e i nostri diritti fondamentali, e (visto che parliamo di psicologia) per la nostra possibilità di percepirli

e

2) spostano l’attenzione sull’algoritmo, sul sistema, sul framework, invece di mantenere la necessità di dover stabilire delle relazioni di co-responsabilità tra esseri umani; quando il sistema include la “fiducia” in maniera procedurale, tecnica, la necessità di fiducia (e, quindi, della responsabilità di attribuire fiducia), svanisce progressivamente. Quindi, di concerto, svanisce contemporaneamente anche la società, costruita in maniera attiva dalle persone che decidono se e quando fidarsi l’un l’altro, e del concordare collettivamente le modalità di questa attribuzione. Rimane solo il consumo di prodotti e servizi. Sicuri, trasparenti e tutte le cose belle che vuoi. Ma la società finisce. E così la cittadinanza: si diventa cittadini del nulla, della rete, di noi stessi.

Questi non sono problemi “tecnici”, ma “psicologici” e “percettivi”. E quindi, per quanto riguarda ciò di cui mi occupo, ancor più gravi.

La tecnologia non è neutrale.

Sì, io posso usare un martello per piantare un chiodo o per dartelo in testa. Ma è anche vero che appena ho un martello in mano, tutto inizia a sembrarmi un possibile chiodo.

Lo stesso vale per la Blockchain. Appena inizio ad usarla, tutto mi sembra una transazione, un qualcosa di “tokenizzabile”. E questo è un disastro.

Ecco qui di seguito le domande/risposte originali, anche ampliate a seguito delle conversazioni di questi giorni.

1) In che modo la ledger pubblica offerta dalla blockchain può rivelarsi una minaccia per i dati degli utenti?

In realtà il problema così è inquadrato male. Il “pericolo” dipende ovviamente sempre e solo dalla malizia degli intenti di chi sviluppa le applicazioni e di chi le usa, dal fatto che spesso, purtroppo, le applicazioni sono pensate male e realizzate con poca attenzione e qualità, e dalle leggi che, come oggi, non sono ancora pronte ad affrontare gli impatti psicologici, sociali, politici ed economici portati dalle nuove tecnologie.
La blockchain, e molte delle tecnologie derivate, tecnicamente, sono ottime dal punto di vista tecnico: una vera e propria rivoluzione del modo di pensare alla rete.
Il problema è un altro, di tipo psicologico, filosofico e, in prospettiva, politico. Soggetti tra loro diversissimi stanno pensando agli utilizzi più disparati di questa tecnologia, con presupposti ed effetti molto differenti tra loro (dall’anarchia fino a Wall Street o ai governi). Inoltre sempre più spesso il ledger è applicato a dei sistemi di identità digitale che non sono anonimi, come per i bitcoin, ma immediatamente riconducibili alla persona.
Ne derivano dei sistemi di cittadinanza o di accesso ai servizi che sono, da un lato, completamente aperti, nel senso del “tutti sanno tutto” e, dall’altro lato, completamente “trustless”, letteralmente “senza fiducia”, ovvero in cui la “fiducia” è riposta nella rete peer-to-peer, nell’automatismo dell’algoritmo.
Ora, questi due elementi, combinati, hanno un impatto devastante.
Innanzitutto psicologico, a livello della nostra cognizione riguardo diritti, privacy, tutele, che iniziano a cambiare radicalmente. La mia ipotesi, in questo, è che questo cambiamento, configurato in questo modo, non sia a vantaggio delle persone, ma dei grandi operatori e dei grandi poteri. L’opposto che ci si aspetterebbe, insomma.
Dall’altro lato è un problema politico. Immaginiamo un servizio al cittadino. “Ieri” andavo, per esempio, al mio municipio a richiederlo, e la mia fiducia era riposta nella istituzione presso cui mi recavo. Se qualcosa andava storto, o se sentivo di aver subito un sopruso, o se un mio diritto doveva essere difeso in un tribunale, c’era una certezza: riguardo l’attribuzione della responsabilità, riguardo il territorio su cui valeva il mio diritto a difendermi, riguardo i soggetti coinvolti.
Quando il servizio si sposta sulla blockchain, nonostante la trasparenza dello smart contract che espone i soggetti coinvolti e le condizioni del servizio, si apre una voragine per quel che riguarda i soggetti responsabili, certificatori, su cui ripongo fiducia. In un certo senso l’istituzione “scompare”, rimpiazzata da un algoritmo, che sta chissà dove, diffuso, nella rete peer-to-peer.
È un po’ come i call center: non servono veramente al cliente, servono a far sì che gli operatori abbiano meno rotture di scatole possibile, infilando i clienti in una “procedura” (che è un sinonomo di algoritmo) e evitando che questi possano ottenere risposte reali, al di fuori di queste.
Sono tutti processi che separano le persone dalle istituzioni, le organizzazioni, le aziende, attraverso un algoritmo.
Se questo è già grave per i servizi commerciali, diventa gravissimo per le istituzioni pubbliche e per i servizi di cittadinanza: tendenzialmente si diventa letteralmente “cittadini del nulla”, della Rete, ovvero di nessun luogo.

2) Lo Iota token terrà traccia di ogni attività — che diventa transazione — eseguita con gli oggetti della IoT (incluse anche le comunicazioni machine-to-machine): quali possono essere le conseguenze dirette per gli utenti?

e

3) Quali sono i rischi di una vita ridotta a sole transazioni?

Tecnicamente lo Iota token è una cosa comodissima per erogare, fruire e monitorare servizi, da parte di tutti i coinvolti: clienti, aziende, istituzioni, tasse, eccetera.
Dal punto di vista filosofico e psicologico, corrisponde all’ennesimo, potentissimo, tassello di un processo che sta già avvenendo su larga scala: la transazionalizzazione della vita.
Tutto sta diventando una transazione: le nostre relazioni, i nostri modi di acquisire e trasferire conoscenza, la comunicazione, i sentimenti (si pensi ai social network), tutto.
Appena passano da un servizio, per di più digitale, si transazionalizzano.
Appena stabiliremo relazioni transazionalizzate anche tutti gli oggetti che abbiamo intorno, questo fenomeno diventerà veramente pervasivo. E riempirà progressivamente il nostro campo percettivo: inizierà ad essere veramente difficile pensare a qualcosa, a qualche nostra forma di espressione, che non corrisponda ad una transazione economica.
Ci saranno enormi problemi per l’informalità, la trasgressione e, di conseguenza, per le libertà di espressione e per quelli che oggi consideriamo i nostri diritti fondamentali, di base. Tante di queste cose, semplicemente, scompariranno, perché perderemo la capacità di concepirli, visto che inizieremo a pensare che sia “normale” che ogni nostra manifestazione vitale corrisponda ad una transazione economica. Che sia un acquisto, un affetto, o un gene del nostro corpo non farà differenza.
È la transazionalizzazione della vita, la finanziarizzazione completa della vita.
Oltretutto, visto che si parla di finanziarizzazione, si creeranno inevitabilmente anche le vite di serie A e di serie B: chi potrà effettivamente permettersi l’onere finanziario di avere diritti, libertà, trasgressioni e informalità, e chi non se lo potrà permettere. E cose di questo genere.

4) Con l’introduzione ad esempio del browser Brave è stato proposto un token per l’attenzione degli utenti, in modo da remunerare i siti. La transazionalizzazione invade quindi anche la nostra attività dell’intelletto?

Questo è un esempio perfetto.
E progressivamente varrà per tutto.
Mi viene in mente Evgeny Morozov quando, parlando proprio di questi argomenti, di come i “dati” sono tutti “dati finanziari”, diceva “Well, if all data is credit data, then all life — captured by digital sensors in the world around us — beats to the rhythms of debt.” [https://cryptome.org/2014/08/morozov-how-much-your-data.htm]

5) La blockchain potrebbe permettere un controllo più diretto sulle spese dei cittadini: vista la mancanza di fungibilità di alcune cryptovalute, dobbiamo aspettarci in futuro una discriminazione di alcuni token rispetto ad altri sulla base della loro provenienza? Quali effetti avrebbe?

È molto presto per dirlo. Pensiamoci in uno scenario come quello in cui nell’Italia del 14esimo e 15esimo secolo in cui circolava ogni mezzo finanziario immaginabile. Lettere di credito, foglietti con timbri di ceralacca con scritte le cose, emissari che dichiaravano debiti e crediti: di tutto! Era l’origine delle banche come le conosciamo adesso.
Tutto si basava sulla fiducia, sul fatto che ci sarebbe stato sempre qualcuno, ad esempio, per convertire un credito in oro, o in un altro credito con eguale affidabilità, o cose del genere.
Alcune pratiche sono scomparse. Alcuni soggetti sono scomparsi. Alcuni soggetti e pratiche sono vivi e vegeti ancora oggi, e non è detto che questa longevità sia collegata al fatto che questi soggetti e pratiche fossero effettivamente degni di fiducia. Anzi, sembrerebbe vero il contrario, in certi casi.
Ora, con questi mezzi finanziari, ci troviamo in una situazione simile, di estremo caos. La differenza è che questo caos è molto più veloce, rapido, fulmineo. Soprattutto i governi e le istituzioni dovrebbero stare molto attenti nel abboccare all’hype, all’entusiasmo, e pensare ai cittadini piuttosto che ai titoli di giornale, “il Governo X è il primo ad usare la Blockchain”.
Ci sono investimenti in questo senso che sono del tutto ingiustificati. Si pensa al colore delle tendine mentre la casa sta prendendo fuoco.

6) Ho la sensazione di rivivere l’evoluzione del world wide web: da idea di spazio libero e rivoluzionario prevista alla nascita, si arriva ad una rete internet odierna chiusa in silos verticali che rappresentano le grandi aziende tech, completamente sottoposta al tracciamento dei suoi utenti. Credete che la blockchain rischi di subire un’evoluzione simile?

La Blockchain ha GIÀ preso questa strada.
Quando colossi come Citibank si interessano di blockchain ne puoi essere certo.

 

Iscrizioni avviate per lo short master “Criptovalute & Bitcoin”

Dopo lunga attesa, siamo felici di comunicarvi che sono finalmente aperte le iscrizioni allo short master “Criptovalute & Bitcoin”.

Organizzato dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, con il supporto della Bitcoin Foundation Puglia, questo evento formativo universitario rappresenta un unicum nel panorama accademico Italiano.

Le attività del corso sono state rivisitate e aggiornate, al fine di adeguarne i contenuti agli eventi degli ultimi mesi. Inoltre, la quota di iscrizione è stata ridotta, in modo da consentire la partecipazione alle attività del master al più ampio pubblico possibile.

Le domande possono essere prestante a partire dal 19 Luglio e sino al 29 Settembre, esclusivamente per via telematica. Lo short master è a numero chiuso e seguirà la formula week end, con lezioni flessibili da concordare in relazione alle esigenze dei corsisti.

Gli interessati sono pertanto invitati a visionare la relativa pagina web presso il portale dell’Università degli Studi di Bari.

Free Introductory MOOC – MSc in Digital Currency – University of Nicosia

di Tamara Belardi, Riccardo Fallacara

Cryptocurrency, Blockchain, Bitcoin: termini che fino a qualche tempo fa erano noti solo a pochi esperti e curiosi del web, con il passare del tempo sono diventati sempre più diffusi nel linguaggio comune; una diffusione di cui è complice (anche) la grande attenzione mediatica, che continua a dare risalto ad uno dei fenomeni socio-economici più importanti dell’ultimo trentennio.

E mentre qui in Italia si fatica non poco a fronteggiare le sfide imposte da tale innovazione, ci sono nazioni che sulla Blockchain Technology hanno basato dei veri e propri corsi di studio, riponendovi le loro speranze di cambiamento.

La Nazione capofila è Cipro, che il 12 maggio 2017 ha concluso, con l’esame finale, la settima edizione del MOOC on Digital Currencies organizzato dall’Università di Nicosia. Si tratta di un Massive Open Online Course, cioè di un corso aperto, online e su larga scala, che offre la possibilità di avere una preparazione accademica nel settore delle criptovalute digitali.

Segnatamente, attraverso un’iscrizione online sul sito dell’Università di Nicosia (iscrizione gratuita e priva di particolari formalità), si può prenotare il proprio “posto” per le lezioni di una delle due edizioni annuali del MOOC (attualmente ci si può iscrivere all’ottava edizione, che avrà inizio il 4 settembre 2017).

Il corso, tutto rigorosamente in lingua inglese, si articola in 12 moduli, ognuno dei quali volto all’approfondimento di un aspetto particolare delle criptovalute digitali e, più in generale, della Blockchain Technology. Per fare qualche esempio, si parte dalla storia della moneta per arrivare al rapporto tra le criptovalute e i principali Istituti finanziari, passando per gli aspetti più tecnici del funzionamento di tutto il sistema.

Contrariamente a quanto si possa pensare, non occorre una preparazione accademica specifica per poter seguire il corso predetto. Il materiale di studio fornito dagli insegnanti (tra i quali spicca il nome di Antonopoulos) è, infatti, abbastanza chiaro da permettere a chiunque di seguirlo. Ci si deve solo armare di tanta curiosità e di una moderata dose di buona volontà per superare quelle piccole difficoltà tecniche che normalmente si incontrano quando ci si immerge in un settore nuovo.

Ogni settimana vengono caricate sulla piattaforma online dell’Università di Nicosia le slide da studiare; dopo qualche giorno, uno degli insegnanti si collega in diretta, tramite il canale YouTube del MOOC, con tutti gli iscritti presenti nel mondo, cercando di risolvere eventuali dubbi su ciò che si è studiato.

Per permettere agli studenti di testare la propria preparazione, inoltre, insieme alle slide vengono forniti anche dei quiz a risposta multipla, il cui eventuale risultato negativo non ha, tuttavia, alcuna incidenza sulla buona riuscita dell’esame finale.

Quest’ultimo si compone di 50 domande a cui si deve rispondere nel tempo massimo di due ore e, a differenza dei quiz predetti, può essere tentato una sola volta. Coloro che superano l’esame, ottengono un certificato accademico rilasciato direttamente dall’Università di Nicosia (certificato che verrà successivamente inserito anche nella Blockchain).
Infine, terminato il MOOC, volendo proseguire negli studi, ci si può iscrivere al “Master of Science degree in Digital Currency”.

Cosa poter dire di più?
Da tutto questo non possiamo far altro che imparare ed impegnarci affinchè anche la nostra cara nazione possa, un giorno, apprezzare le infinite possibilità legate a questa nuova tecnologia. Sarebbe bello se si progettasse seriamente l’integrazione di tali innovazioni nel nostro “sistema”, un sistema che ormai ha detto tutto e che necessita davvero di una ventata di freschezza!!

LECTIO MAGISTRALIS. BITCOIN: INQUADRAMENTO FISCALE ED E-COMMERCE

Si svolgerà il prossimo 5 Giugno, dalle ore 11.30 in poi, nella sala Consiliare dell’Ordine degli Avvocati di Bari, 6° Piano, Tribunale Civile di Bari, Piazza Enrico De Nicola n.1, una lectio magistralis che toccherà gli aspetti pratici e fiscali del bitcoin, il suo concreto ed attuale utilizzo quale strumento di pagamento ideale per l’e-commerce e tratterà anche i complessi ed innovativi aspetti sottesi agli smart contracts.

Dopo i saluti dell’Avv. Giuseppe Basciani(Il commentario del Merito – associazione forense attiva nella diffusione ed analisi delle novità in campo giuridico) seguirà una breve introduzione da parte del Presidente della Bitcoin Foundation Puglia, Avv. Giuseppe Grisorio.

La lectio magistralis sarà tenuta dal Dott. Stefano Capaccioli, Dottore Commercialista e Revisore Legale in Arezzo, Presidente di Assob.it(Associazione di categoria che si occupa di promozione e difesa delle imprese impegnate nelle criptovalute), Cultore della materia in Informatica Giuridica presso l’Università Statale di Milano, autore dell’unica monografia giuridica sui bitcoin( Criptovalute e bitcoin: un’analisi giuridica, Giuffrè, 2015), collaboratore di BitcoinMagazine e CoinTelegraph, fondatore di Coinlex ed ideatore della prima società italiana con conferimento di bitcoin.

Le conclusioni ed il successivo dibattito saranno moderati dall’Avv. Romina Centrone, (Vice Pres. Bitcoin Foundation Puglia e Presidente A.G.AVV).

Con il Patrocinio dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, dell’Ordine Avvocati Bari , dell’Associazione Giovani Avvocati “Giuseppe Napoli” ed il supporto organizzativo del Commentario del Merito questo evento rappresenta un unicum nel panorama pugliese e meridionale, essendo la prima volta che un esperto di chiara fama partecipa un evento in Sud Italia.

L’evento è pubblico e gratuito, ad accesso libero, e sono riconosciuti n.2 crediti formativi dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari.

Blockchain, only you!

Molte persone ormai provano un certo gusto a parlare di blockchain. Li vediamo sparsi ovunque ‘ urlare ‘ “blockchain, blockchain”, “ blockchain si è sviluppata in parallelo con bitcoin “. Eh? Confusione o interesse…. Mettiamo da parte le considerazioni personali e cerchiamo di fare chiarezza per i veri lungimiranti.

La blockchain è la struttura su cui si basa il protocollo Bitcoin.

Parliamo di un libro mastro, un registro, un elenco di transazioni, distribuito su tutti i nodi, capace di evitare la “doppia spesa” senza l’intervento di terzi.

Doppia spesa, do you know? Impossibilità di spendere due volte gli stessi soldi ossia gli stessi bitcoin. Torniamo a noi e cerchiamo di capire cos’ è una blockchain.

Le possibili applicazioni della blockchain non finiscono con il mondo dei sistemi di pagamento.

La blockchain può essere utilizzata per innumerevoli applicazioni e cercheremo di spiegarvelo attraverso una delle più affascinanti rivoluzioni future tecnologiche: gli “Smart Contracts” decentralizzati.

Cosa sono? Semplicemente quei protocolli informatici che automatizzano la negoziazione e l’esecuzione di un contratto. Non dei contratti, dunque, ma dei protocolli che verificano e rendono eseguibile un contratto (un accordo volontario tra due o più parti, per rendervela più facile) dove le parti affidano la fase pre contrattuale e post contrattuale ad un algoritmo. Quindi, una parte del contratto viene immessa nella blockchain e  diventa irrevocabile, sottraendosi al controllo delle parti e di terze parti, pur restando in assolutamente trasparente. Quindi, con la blockchain possiamo registrare un contratto, non stipularlo. Possiamo registrare uno smart contract dove per farlo smart, si avrà un protocollo che potrá verificare e far corrispondere termini o condizioni presenti all’interno del contratto o derivanti dall’esterno, grazie all’Internet of things.

Blockchain non è quindi un database deburocratizzante. Non ci mettiamo le scartoffie e finisce lì. Per quello basta un database appunto. Soprattutto non è parallelo a bitcoin o qualcosa che possa esistere senza bitcoin.

Blockchain è come una torta al cioccolato, bitcoin è il cioccolato. Puoi aggiungerci il latte lattosio, quello di riso, quello di soia. Metterci tutto quello che vuoi. Ma senza cioccolato, non sarà una torta al cioccolato. Semplice. Sarebbe esistito Robin Hood senza frecce? No. Blockchain non è scindibile da bitcoin. Perché? Chain of blocks. Catene di blocchi che supportano bitcoin con le sue peculiari caratteristiche. Avete mai visto un voi diverso da voi stessi? No. Bene. Bitcoin non può essere “modificato” esattamente come voi. Potreste esistere in un mondo diverso dalla terra (per i più spiritosi vi ricordiamo che per viaggiare nell’universo dovete essere più coperti di un sub col burqa)? No. Bene. La blockchain o meglio la chain of blocks implementata da Satoshi non è stata creata se non per bitcoin e soprattutto non è stata creata per sottostare ad una qualsiasi infingarda specie di centralizzazione.

Be your future, choose bitcoin, stay bitcoin.

Quando la colpa non è nostra…

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A due anni di distanza, è ancora molto attuale il dibattito sulla credibilità del bitcoin a seguito del fallimento della MtGox, la più semplicemente conosciuta banca dei bitcoin.

A quanto pare, lo stesso Giappone facendo ancora leva su questa mancanza di fiducia da parte degli operatori del mercato, ha lanciato una nuova moneta totalmente ispirata al bitcoin: la mufg coin. Ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo.

Il primo punto da cui partire è proprio ciò che ha permesso il fallimento dell’allora più amata piattaforma di exchange: la speculazione.
Speculare in economia è un gioco. Un gioco non facile, ma prudente un po come giocare col fuoco. Puoi farlo, ma se sbagli ti bruci. In termini economici, questa speculazione avviene molto semplicemente attraverso un moltiplicatore creato dalla riserva frazionaria. Non vi spaventate, ora capiremo meglio.

Quando depositate un certo numero di bitcoin su un exchange, questo deposito viene registrato sulla blockchain, il libro mastro. Deposito registrato.
Quando effettuerete le vostre transazioni grazie all’exchange, quelle transazioni non saranno registrate sulla blockchain, ma SOLO sulla piattaforma (exchange). Allora capirete che se depositate 100 bitcoin e ne spendete 50 non avrete tolto 50 bitcoin dalla blockchain, ma dall’exchange e saranno così in circolo 150 bitcoin non gestiti da voi, bensì dall’exchange. Questo si chiama moltiplicatore. Ora il settore blockchain – bitcoin sappiamo che è deregolamentato per cui non si può imporre all’exchange una riserva frazionaria del 2% come per le banche, ma gli exchange useranno questa riserva frazionaria a loro piacimento e per ipotesi, potrebbe essere anche al 50%. Di che parliamo quando parliamo di riserva frazionaria? In senso spicciolo possiamo dire che altro non è che l’importo che l’exchange decide di tenere sulla piattaforma nel caso in cui i suoi utenti richiedano di prelevare. Spieghiamoci. Quando depositiamo 100, viene registrato sulla blockchain. Quando preleviamo viene registrato sulla blockchain e l’exchange fa sempre da intermediario. Ora, una volta avvenuto il deposito, l’exchange studierà i suoi utenti e sa che MAI dovrà adempiere a prelievi di tutti i suoi utenti in contemporanea. Ecco come nasce e cosè la riserva frazionaria.

Con la MtGox, Mark Karpeles che controllava la piattaforma contro ogni logica Satoshi, abusò della riserva frazionaria al punto da non permettere più nemmeno i prelievi in tempi di vacche magre. Spostando un capitale di 1000000 bitcoin sul suo conto e trovandone casualmente 200000 in un portfolio, risulta difficile credere che la colpa sia del bitcoin e non della persona.

Si dirà che il bitcoin ha permesso questo passaggio tanto che ancora non è certa l’accusa di appropriazione indebita, che fino ad estate 2015 Kerpeles era indagato, ma c’era anche l’ipotesi che ci fosse stato un hacker a derubare la piattaforma. Ma se fosse tutta colpa del bitcoin, le menti che si ingegnano sugli spostamenti di cifre su propri conti, non dovrebbero aver mai attaccato le comuni banche. Il bitcoin è in realtà molto più sicuro rispetto ad altre monete perché finché si muove su un sistema peer to peer, è interesse degli stessi utenti (tra cui hacker) che la moneta continui ad esistere proprio per non sottostare alla manipolazione statale e bancaria, quando invece l’hacker o il Ceo di qualsiasi exchange decida di aggredire la piattaforma, il problema è la poca sicurezza della piattaforma, la poca trasparenza della piattaforma e soprattutto il controllo dell’exchanger (nel caso di specie Karpeles). Sicchè si può dire che la mancanza di fiducia non dovrebbe essere nel bitcoin, ma nell’exchange. Non è inaffidabile la moneta, ma là dove avviene il deposito della moneta, esattamente come succede per le banche.

Quindi, se proprio vogliamo recriminare una colpa, di certo possiamo dire che la colpa è tutta dell’ignoranza degli utenti che si sono affidati alla MtGox in tempi in cui già si sapeva che il prezzo era gonfiato oltre il 10% rispetto al reale e della mancata prudenza o troppa furbizia del Ceo della MtGox.

Intervista: cos’è la Blockchain?

maxresdefaultPubblichiamo qui l’intervista rilasciata dal nostro Presidente per il sito coperativaitaliana.it

Di Blockchain e Bitcoin ormai si parla tanto, sia in ambito Fintech che sociale, poiché la flessibilità di questa tecnologia e della filosofia alla base del processo offre numerose possibilità di applicazione per innovare in diversi settori. Così, per capire meglio di cosa si tratta e quali sono le opportunità e i rischi derivanti da tale tecnologia, abbiamo chiesto al presidente di Bitcoin Foundation Puglia, l’avvocato Giuseppe Grisorio, di spiegarci in maniera semplice e diretta cos’è la Blockchain technology e come questa potrà far evolvere il settore finanziario, quello sociale e della raccolta fondi.

Innanzitutto, cos’è la blockchain e perché oggi se ne parla così tanto?
Nel sistema di scambi convenzionale che oggi adoperiamo siamo necessariamente costretti a riporre fiducia in un ente centrale, che funziona da intermediario e che possa garantire, dietro pagamento di un prezzo, la genuinità della transazione. Basti pensare al ruolo svolto dalla Zecca dello Stato e dalle Banche centrali rispetto alla produzione, immissione e certificazione della moneta.

Una banca infatti, funzionando da intermediario, tiene traccia nel proprio registro degli spostamenti di capitale nei vari conti correnti e li aggiorna di conseguenza. Ma questo sistema, oltre ad avere un alto prezzo economico e sociale, non è esente da errori, omissioni, manomissioni o truffe.

Nel sistema di pagamento del bitcoin la valuta viene trasferita direttamente da un utente ad un altro, senza passare da un intermediario, anche perché il btc è blockchain-grisoriola prima espressione di moneta senza Stato. Ma dato che in rete abbiamo a che fare con anonimi, come possiamo essere sicuri che non stiano provando a truffarci?

Ecco che si comprende il valore della blockchain. In un sistema decentralizzato la soluzione consiste nella condivisione delle transazioni, che sono rese pubbliche, vale a dire con la presenza di un unico registro storico ed informatico condiviso tra gli utenti. Il tutto è coperto e garantito da precise regole matematiche, che rendono impossibile modificare arbitrariamente un singolo valore senza invalidare l’intero storico delle transazioni. Le stesse infatti sono ordinati cronologicamente ogni 10 minuti circa e inserite in un blocco , che ne rappresenta la marcatura temporale e quindi le colloca in un preciso momento storico, detto timestamp.

Il timestamp è chiamato anche blocco e la catena dei timestamp successivi prende il nome di blockchain.

Oggi se ne parla così tanto perché dopo un momento di scetticismo iniziale si è compresa l’enorme potenzialità di questo protocollo informatico e gli innumerevoli e innovativi sviluppi, ponendo le premesse per un potenziamento del cd. IOF (internet of things).

Qual è l’aspetto innovativo di questa tecnologia?
ledgerL’aspetto innovativo è dato dalla decentralizzazione nella tenuta di registri contabili, che quindi seguono una logica peer-to-peer ed informatica. Lo sforzo per la corretta tenuta del registro bitcoin, ad esempio, richiede un enorme calcolo computazionale per risolvere i problemi e le funzioni matematiche che ne garantiscono la genuinità e lo proteggono ma manomissioni, falsificazioni e attacchi a doppia spesa, pertanto i vari nodi che formano questa rete devono concordare circa l’ordine delle transazioni, sviluppando un vero e proprio consensus.

Ma la blockchain non serve solo per trasferire i bitcoin. E’ infatti possibile garantire la transazione di scambi economici, di merci, serve a tutelare la proprietà intellettuale di un contenuto online, può porsi qualche strumento per tutelare il rispetto dei contratti tra aziende, le fatture, le opere d’arte, il tracking dei diamanti e anche l’elezione dei rappresentanti politici.

Potenzialmente ogni settore dove ci sia un terzo giudice/notaio che garantisce una transazione, o una proprietà, può essere trascritto sulla blockchain senza possibilità di errore o manipolazione, fornendo una marcatura temporale garantita da precisa regole matematiche.

La possibilità di decentralizzare la fiducia consente di costruire governance al di sopra e oltre le piattaforme monopolistiche già costruite. In questa maniera invece di confidare in un ente centralizzato c’è la possibilità di pensare a modi di costruire governance in maniera distribuita.

Com’è regolata la blockchain e dove bisogna ancora migliorare nella sua regolamentazione?
La blockchain non è regolata nel senso giuridico/normativo del termine, in quanto il lavoro è fatto volontariamente da soggetti sparsi per il globo(cd. miners) che partecipano alla gara computazionale sperando di risolvere un blocco della blockchain e quindi incamerare la relativa ricompensa(allo stato attuale 25 btc, circa 9000€!). Le regole che segue, conosciute da chiunque voglia partecipare, sono quelle del protocollo informatico su cui si basa, e che possono essere modificate solo con il consensus del 50%+1 della potenza di calcolo globale.

Dalla sua nascita assieme a Bitcoin ad oggi, in che fase di sviluppo tecnologico ci troviamo?
Avanzata ma ancora non completa. Profonde sperimentazioni sono state fatte per leggere meglio all’interno dei singoli blocchi, per poter inserire informazioni aggiuntive ad una transazione senza invalidarla, quasi a voler “firmare” un messaggio. La stessa logica alla base della blockchain permette utilizzi in vari settori della vita sociale, pubblica ed istituzionale di una comunità. L’ecosistema bitcoin è davvero vario e comprende diversi tipi di attori. Inoltre il protocollo btc, che è completamente open-source, permette agli sviluppatori di proporre modifiche al sistema e le stesse vengono implementate se raggiungono il necessario consensus.

La blockchain può generare un grande cambiamento nei mercati finanziari, ma quali ricadute reali può avere in un Paese come l’Italia?
Enormi. Un sistema decentralizzato ed informatico come quello appena descritto, applicato al mondo dello scambio di valuta, permetterebbe una tracciabilità assoluta e quindi una completa eliminazione dell’evasione fiscale, che sappiamo tutti quanto danno arreca al nostro paese, così come un controllo da parte dell’opinione pubblica su come e dove vengono spese le nostre tasse.

Inoltre si potrebbe pensare di trascrivere in questa maniera i vari passaggi di proprietà di un immobile, sostituendo in questo modo tanto il notaio quanto i registri immobiliari e le varie conservatorie che sottraggono risorse all’apparato amministrativo dello Stato(questo però a patto di modifiche legislative).

Lo stesso criterio si potrebbe applicare ai sistemi elettorali: un domani piuttosto che andare al voto con una tessera elettorale potrebbe esserci fornita semplicemente una chiave crittografica, ed il nostro voto verrebbe registrato in maniera anonima sulla blockchain per confluire infine nel risultato finale. Un risparmio enorme di denaro, tempo e risorse!

Lei è tra gli entusiasti o tra gli scettici? Qual è l’approccio corretto con cui guardare a questa tecnologia?
Personalmente sono uno scettico entusiata! Mi spiego: le premesse e le garanzie offerte dalla tecnologia descritta sono degne di nota e studio, a patto che le condizioni di onestà dei nodi restino le stesse e non ci sia qualche tentativo lobbistico di modificare lo stato dell’arte. Pur estremamente complicato da un punto di vista informatico, non è però impossibile. Resta l’utilità teorica di un attacco del genere: che interesse avrebbe un aggressore a distruggere la tecnologia blockchain?

L’approccio corretto cui guardare questa tecnologia è quello consueto: scetticismo iniziale, studio intermedio, comprensione finale. Sono all’esito di questa procedura si potrà correttamente decidere se e quanto investire in btc e nella sottesa blockchain. Se però molti istituti finanziari, grandi banche e fondi di investimento, anche italiani, stanno investendo sempre più risorse nello studio e nello sviluppo evidentemente non sono il solo a vedere potenzialità e futuro per questo tipo di tecnologia.