Transazioni, tokenizzazione e riflessioni sulla blockchain: quali rischi ?

Riceviamo e pubblichiamo questa interessante riflessione sui limiti, rischi e possibilità di sviluppo della blockchain.

Di Salvatore Iaconesi

 

Questo articolo sulla Blockchain recentemente uscito su Motherboard ha sollevato una serie di conversazioni molto interessanti. A parte il titolo, che non mi sembra molto adatto al contenuto, ho necessariamente accorciato alcune risposte che erano più estese, forse rendendole meno chiare.

Tutte le osservazioni derivano dall’esperienza e dallo studio, in una organizzazione come la mia (HER, Human Ecosystems Relazioni) che si occupa di dati e di connessioni complesse tra scienze, tecnologie ed arte/design. Quindi, per mestiere, ho a che fare ogni giorno con i discorsi delle criptovalute e delle blockchain, discutendo con una grande varietà di soggetti, da quelli ipertecnici, agli imprenditori e investitori, ai policymaker, fino a “insospettabili”, come persone “ordinarie” che, magari, devono capire cosa fa un’opera d’arte che usa la blockchain, o chi si occupa di cultura, o di musei, o di quartieri della città e, volente, nolente o inconsapevolmente, deve avere a che fare con queste tecnologie e pratiche. Quindi: una gran varietà.

Ho il massimo rispetto per la blockchain: ad oggi è forse la tecnologia che, con tutti i suoi limiti e problemi, è in grado di portare innovazione radicale tra quelle che abbiamo a disposizione, adesso.

La mia critica non è, infatti, tecnica, ma psicologica.

Si muove sul piano della percezione e della comprensione della realtà.

In questo dominio, quello della psicologia, dei processi psichici che si attivano nelle persone e nelle loro relazioni quando interpretano il mondo per capire come orientarcisi e come agire in esso, tecnologie come la Blockchain sono un disastro completo.

Perché:

1) sono un agente potentissimo verso la “transazionalizzazione della vita”, ovvero del fatto che, progressivamente, tutti gli elementi della nostra vita si stanno trasformando in transazioni; il che coincide col dire che vengono “finanziarizzati”; tutto, incluse le nostre relazioni, le nostre emozioni, viene progressivamente transazionalizzato/finanziarizzato, e la BC è l’apice di questa tendenza. Questo è già e sarà ancor di più in futuro un problema enorme per l’informalità, la possibilità di trasgressione, la normazione e normalizzazione del conflitto e, quindi, in prospettiva, per le nostre libertà e i nostri diritti fondamentali, e (visto che parliamo di psicologia) per la nostra possibilità di percepirli

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2) spostano l’attenzione sull’algoritmo, sul sistema, sul framework, invece di mantenere la necessità di dover stabilire delle relazioni di co-responsabilità tra esseri umani; quando il sistema include la “fiducia” in maniera procedurale, tecnica, la necessità di fiducia (e, quindi, della responsabilità di attribuire fiducia), svanisce progressivamente. Quindi, di concerto, svanisce contemporaneamente anche la società, costruita in maniera attiva dalle persone che decidono se e quando fidarsi l’un l’altro, e del concordare collettivamente le modalità di questa attribuzione. Rimane solo il consumo di prodotti e servizi. Sicuri, trasparenti e tutte le cose belle che vuoi. Ma la società finisce. E così la cittadinanza: si diventa cittadini del nulla, della rete, di noi stessi.

Questi non sono problemi “tecnici”, ma “psicologici” e “percettivi”. E quindi, per quanto riguarda ciò di cui mi occupo, ancor più gravi.

La tecnologia non è neutrale.

Sì, io posso usare un martello per piantare un chiodo o per dartelo in testa. Ma è anche vero che appena ho un martello in mano, tutto inizia a sembrarmi un possibile chiodo.

Lo stesso vale per la Blockchain. Appena inizio ad usarla, tutto mi sembra una transazione, un qualcosa di “tokenizzabile”. E questo è un disastro.

Ecco qui di seguito le domande/risposte originali, anche ampliate a seguito delle conversazioni di questi giorni.

1) In che modo la ledger pubblica offerta dalla blockchain può rivelarsi una minaccia per i dati degli utenti?

In realtà il problema così è inquadrato male. Il “pericolo” dipende ovviamente sempre e solo dalla malizia degli intenti di chi sviluppa le applicazioni e di chi le usa, dal fatto che spesso, purtroppo, le applicazioni sono pensate male e realizzate con poca attenzione e qualità, e dalle leggi che, come oggi, non sono ancora pronte ad affrontare gli impatti psicologici, sociali, politici ed economici portati dalle nuove tecnologie.
La blockchain, e molte delle tecnologie derivate, tecnicamente, sono ottime dal punto di vista tecnico: una vera e propria rivoluzione del modo di pensare alla rete.
Il problema è un altro, di tipo psicologico, filosofico e, in prospettiva, politico. Soggetti tra loro diversissimi stanno pensando agli utilizzi più disparati di questa tecnologia, con presupposti ed effetti molto differenti tra loro (dall’anarchia fino a Wall Street o ai governi). Inoltre sempre più spesso il ledger è applicato a dei sistemi di identità digitale che non sono anonimi, come per i bitcoin, ma immediatamente riconducibili alla persona.
Ne derivano dei sistemi di cittadinanza o di accesso ai servizi che sono, da un lato, completamente aperti, nel senso del “tutti sanno tutto” e, dall’altro lato, completamente “trustless”, letteralmente “senza fiducia”, ovvero in cui la “fiducia” è riposta nella rete peer-to-peer, nell’automatismo dell’algoritmo.
Ora, questi due elementi, combinati, hanno un impatto devastante.
Innanzitutto psicologico, a livello della nostra cognizione riguardo diritti, privacy, tutele, che iniziano a cambiare radicalmente. La mia ipotesi, in questo, è che questo cambiamento, configurato in questo modo, non sia a vantaggio delle persone, ma dei grandi operatori e dei grandi poteri. L’opposto che ci si aspetterebbe, insomma.
Dall’altro lato è un problema politico. Immaginiamo un servizio al cittadino. “Ieri” andavo, per esempio, al mio municipio a richiederlo, e la mia fiducia era riposta nella istituzione presso cui mi recavo. Se qualcosa andava storto, o se sentivo di aver subito un sopruso, o se un mio diritto doveva essere difeso in un tribunale, c’era una certezza: riguardo l’attribuzione della responsabilità, riguardo il territorio su cui valeva il mio diritto a difendermi, riguardo i soggetti coinvolti.
Quando il servizio si sposta sulla blockchain, nonostante la trasparenza dello smart contract che espone i soggetti coinvolti e le condizioni del servizio, si apre una voragine per quel che riguarda i soggetti responsabili, certificatori, su cui ripongo fiducia. In un certo senso l’istituzione “scompare”, rimpiazzata da un algoritmo, che sta chissà dove, diffuso, nella rete peer-to-peer.
È un po’ come i call center: non servono veramente al cliente, servono a far sì che gli operatori abbiano meno rotture di scatole possibile, infilando i clienti in una “procedura” (che è un sinonomo di algoritmo) e evitando che questi possano ottenere risposte reali, al di fuori di queste.
Sono tutti processi che separano le persone dalle istituzioni, le organizzazioni, le aziende, attraverso un algoritmo.
Se questo è già grave per i servizi commerciali, diventa gravissimo per le istituzioni pubbliche e per i servizi di cittadinanza: tendenzialmente si diventa letteralmente “cittadini del nulla”, della Rete, ovvero di nessun luogo.

2) Lo Iota token terrà traccia di ogni attività — che diventa transazione — eseguita con gli oggetti della IoT (incluse anche le comunicazioni machine-to-machine): quali possono essere le conseguenze dirette per gli utenti?

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3) Quali sono i rischi di una vita ridotta a sole transazioni?

Tecnicamente lo Iota token è una cosa comodissima per erogare, fruire e monitorare servizi, da parte di tutti i coinvolti: clienti, aziende, istituzioni, tasse, eccetera.
Dal punto di vista filosofico e psicologico, corrisponde all’ennesimo, potentissimo, tassello di un processo che sta già avvenendo su larga scala: la transazionalizzazione della vita.
Tutto sta diventando una transazione: le nostre relazioni, i nostri modi di acquisire e trasferire conoscenza, la comunicazione, i sentimenti (si pensi ai social network), tutto.
Appena passano da un servizio, per di più digitale, si transazionalizzano.
Appena stabiliremo relazioni transazionalizzate anche tutti gli oggetti che abbiamo intorno, questo fenomeno diventerà veramente pervasivo. E riempirà progressivamente il nostro campo percettivo: inizierà ad essere veramente difficile pensare a qualcosa, a qualche nostra forma di espressione, che non corrisponda ad una transazione economica.
Ci saranno enormi problemi per l’informalità, la trasgressione e, di conseguenza, per le libertà di espressione e per quelli che oggi consideriamo i nostri diritti fondamentali, di base. Tante di queste cose, semplicemente, scompariranno, perché perderemo la capacità di concepirli, visto che inizieremo a pensare che sia “normale” che ogni nostra manifestazione vitale corrisponda ad una transazione economica. Che sia un acquisto, un affetto, o un gene del nostro corpo non farà differenza.
È la transazionalizzazione della vita, la finanziarizzazione completa della vita.
Oltretutto, visto che si parla di finanziarizzazione, si creeranno inevitabilmente anche le vite di serie A e di serie B: chi potrà effettivamente permettersi l’onere finanziario di avere diritti, libertà, trasgressioni e informalità, e chi non se lo potrà permettere. E cose di questo genere.

4) Con l’introduzione ad esempio del browser Brave è stato proposto un token per l’attenzione degli utenti, in modo da remunerare i siti. La transazionalizzazione invade quindi anche la nostra attività dell’intelletto?

Questo è un esempio perfetto.
E progressivamente varrà per tutto.
Mi viene in mente Evgeny Morozov quando, parlando proprio di questi argomenti, di come i “dati” sono tutti “dati finanziari”, diceva “Well, if all data is credit data, then all life — captured by digital sensors in the world around us — beats to the rhythms of debt.” [https://cryptome.org/2014/08/morozov-how-much-your-data.htm]

5) La blockchain potrebbe permettere un controllo più diretto sulle spese dei cittadini: vista la mancanza di fungibilità di alcune cryptovalute, dobbiamo aspettarci in futuro una discriminazione di alcuni token rispetto ad altri sulla base della loro provenienza? Quali effetti avrebbe?

È molto presto per dirlo. Pensiamoci in uno scenario come quello in cui nell’Italia del 14esimo e 15esimo secolo in cui circolava ogni mezzo finanziario immaginabile. Lettere di credito, foglietti con timbri di ceralacca con scritte le cose, emissari che dichiaravano debiti e crediti: di tutto! Era l’origine delle banche come le conosciamo adesso.
Tutto si basava sulla fiducia, sul fatto che ci sarebbe stato sempre qualcuno, ad esempio, per convertire un credito in oro, o in un altro credito con eguale affidabilità, o cose del genere.
Alcune pratiche sono scomparse. Alcuni soggetti sono scomparsi. Alcuni soggetti e pratiche sono vivi e vegeti ancora oggi, e non è detto che questa longevità sia collegata al fatto che questi soggetti e pratiche fossero effettivamente degni di fiducia. Anzi, sembrerebbe vero il contrario, in certi casi.
Ora, con questi mezzi finanziari, ci troviamo in una situazione simile, di estremo caos. La differenza è che questo caos è molto più veloce, rapido, fulmineo. Soprattutto i governi e le istituzioni dovrebbero stare molto attenti nel abboccare all’hype, all’entusiasmo, e pensare ai cittadini piuttosto che ai titoli di giornale, “il Governo X è il primo ad usare la Blockchain”.
Ci sono investimenti in questo senso che sono del tutto ingiustificati. Si pensa al colore delle tendine mentre la casa sta prendendo fuoco.

6) Ho la sensazione di rivivere l’evoluzione del world wide web: da idea di spazio libero e rivoluzionario prevista alla nascita, si arriva ad una rete internet odierna chiusa in silos verticali che rappresentano le grandi aziende tech, completamente sottoposta al tracciamento dei suoi utenti. Credete che la blockchain rischi di subire un’evoluzione simile?

La Blockchain ha GIÀ preso questa strada.
Quando colossi come Citibank si interessano di blockchain ne puoi essere certo.

 

Iscrizioni avviate per lo short master “Criptovalute & Bitcoin”

Dopo lunga attesa, siamo felici di comunicarvi che sono finalmente aperte le iscrizioni allo short master “Criptovalute & Bitcoin”.

Organizzato dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, con il supporto della Bitcoin Foundation Puglia, questo evento formativo universitario rappresenta un unicum nel panorama accademico Italiano.

Le attività del corso sono state rivisitate e aggiornate, al fine di adeguarne i contenuti agli eventi degli ultimi mesi. Inoltre, la quota di iscrizione è stata ridotta, in modo da consentire la partecipazione alle attività del master al più ampio pubblico possibile.

Le domande possono essere prestante a partire dal 19 Luglio e sino al 29 Settembre, esclusivamente per via telematica. Lo short master è a numero chiuso e seguirà la formula week end, con lezioni flessibili da concordare in relazione alle esigenze dei corsisti.

Gli interessati sono pertanto invitati a visionare la relativa pagina web presso il portale dell’Università degli Studi di Bari.

Criptovalute per professionisti: al via un ciclo di incontri

CRIPTOVALUTE PER PROFESSIONISTI: A BARI UN CICLO DI CONVEGNI ESPLORATIVI DEGLI ASPETTI CIVILI,PENALI E FISCALI DEDICATO PRINCIPALMENTE AD AVVOCATI E COMMERCIALISTI NELLE DATE 31 MARZO, 07 APRILE, 05 GIUGNO 2017

Bitcoin Foundation Puglia in collaborazione con Il Commentario del Merito presentano “criptovalute per professionisti”, ciclo di convegni conoscitivi ed esplorativi in materia di criptovalute. Il trittico di convegni dal taglio innovativo tanto dal punto di vista legale quanto pratico-fiscale, ha ottenuto il Patrocinio dell’Università degli Studi di Bari A. Moro e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari.
I vari aspetti civili, penali e fiscali dell’innovativa materia saranno trattati in tre giornate distinte grazie all’intervento di professionisti esperti del settore, Docenti universitari nonché dalla lectio magistralis del Magnifico Rettore Antonio Felice Uricchio, tributarista.

Il ciclo “criptovalute per professionisti” ha quale finalità quella di informare ed aggiornare i professionisti, con particolare riguardo per la categoria degli avvocati, circa l’inquadramento civilistico, penalistico e fiscale dell’utilizzo della criptovaluta anche in considerazione dell’incremento a livello internazionale di nuove imprese con capitale sociale in criptovaluta  ovvero di realtà imprenditoriali nuove o anche già avviate e consolidate che decidono di aprirsi alla nuova valuta digitale decentralizzata, accettando il pagamento dei propri servizi in bitcoin.

Proprio per questo il ciclo di convegni sarà calendarizzato nelle seguenti modalità e tratterà i seguenti argomenti:

31 Marzo 2017 ore 15.30, Giurisprudenza, UNIBA, Aula Contento (Sala Lauree) INQUADRAMENTO CIVILISTICO,

Saluti: Avv. Antonio Giorgino (Commissario Straordinario Ord. Avv. Bari), intervengono: Avv. Giuseppe Grisorio – Presidente Bitcoin Foundation Puglia (il bitcoin: cosa è. Le attività di cambiavalute tradizionali e virtuali), Prof. Giuseppe Pirlo – Referente UNIBA per Agenda Digitale e Smart City (Proof-of-Work e Blockchain), Prof. Francesco Moliterni – Prof. Ass. in Diritto dell’economia Uniba (Bitcoin come moneta di pagamento. il sistema di circolazione: confronto con  la rimessa di denaro), Avv. Romina Centrone – Vicepresidente Bitcoin Foundation Puglia (La criptovaluta per l’ordinamento italiano) – Avv. Augusto Sebastio – Prof. in International Negotiation Euromediterranean University (Portorose- Slovenia) (Pagamenti elettronici e normativa antiriciclaggio. Inquadramento nazionale ed europeo).

07 Aprile 2017 ore 11.30, Tribunale Civile Bari, VI Piano, Sala Consiglio Ord. Avv. INQUADRAMENTO PENALISTICO,

Saluti: Avv. Antonio Giorgino (Commissario Straordinario Ord. Avv. Bari), intervengono: Prof. Avv. Giuseppe Losappio – Prof. Ass. Diritto Penale, coordinatore dello Short Master in Money Laundering &Tax Law (Uniba) (Il problema del locus commissi delicti e del giudice competente: possibili soluzioni), Avv. Giuseppe Grisorio – Presidente Bitcoin Foundation Puglia (Riciclaggio di denaro, furto di bitcoin, criptolocker), Dott. Paolo Dal Checco (Skype) – Consulente Informatico Forense (Cenni di forensica digitale), Avv. Romina Centrone – Vicepresidente Bitcoin Foundation Puglia (Case study: sistemi di baratto amministrativo tramite colored coins)

05 Giugno 2017 ore 11.30, Tribunale Civile Bari, VI Piano, Sala Consiglio Ord. Avv. LECTIO MAGISTRALIS INQUADRAMENTO FISCALE alla luce della più recente normativa e giurisprudenza

a cura del Prof. Avv. Antonio Felice Uricchio, Magnifico Rettore Università degli Studi di Bari e del Dott. Stefano Capaccioli  Dottore Commercialista – Revisore Contabile in Arezzo, autore della monografia: “Criptovalute e bitcoin, un’analisi giuridica”, Giuffrè Editore.

Ingresso libero e gratuito.

 

 

Criptovalute e Bitcoin, l’abc delle valute virtuali

La BFP propone un interessante convegno informativo per coloro che muovono i primi passi nel mondo delle criptovalute

Nel mese di Febbraio, la Bitcoin Foundation Puglia terrà un interessante convegno informativo dedicato a chi muove i primi passi, oppure vuole semplicemente di saperne di più, circa le nuove valute virtuali, tra tutte, in particolare, il Bitcoin.

Il convegno prevede l’intervento di esperti della materia nonché componenti del corpo docenti di Bitcoin Foundation Puglia tra cui: Avv. Romina Centrone, Riccardo Fallacara, Avv. Giuseppe Grisorio, Ing. Antonio Piscazzi, Avv. Alessandro Ricciuti.

Di recente, su convocazione dell’On.le Marco Baldassarre, la B.F.P. è intervenuta in sede Parlamentare, al fine di gettare le basi di una proposta di legge per la regolamentazione normativa italiana sull’esercizio dell’attività di cambiavalute virtuali, ovvero gli exchange.

Il convegno si terrà presso la sala “Nettuno Ricevimenti” in Molfetta il 24/ 02 / 2017 alle ore 18.30. L’ingresso è  gratuito ed è aperto a tutti, previa iscrizione al nostro portale. Per iscriversi seguire questo link.