Free Introductory MOOC – MSc in Digital Currency – University of Nicosia

di Tamara Belardi, Riccardo Fallacara

Cryptocurrency, Blockchain, Bitcoin: termini che fino a qualche tempo fa erano noti solo a pochi esperti e curiosi del web, con il passare del tempo sono diventati sempre più diffusi nel linguaggio comune; una diffusione di cui è complice (anche) la grande attenzione mediatica, che continua a dare risalto ad uno dei fenomeni socio-economici più importanti dell’ultimo trentennio.

E mentre qui in Italia si fatica non poco a fronteggiare le sfide imposte da tale innovazione, ci sono nazioni che sulla Blockchain Technology hanno basato dei veri e propri corsi di studio, riponendovi le loro speranze di cambiamento.

La Nazione capofila è Cipro, che il 12 maggio 2017 ha concluso, con l’esame finale, la settima edizione del MOOC on Digital Currencies organizzato dall’Università di Nicosia. Si tratta di un Massive Open Online Course, cioè di un corso aperto, online e su larga scala, che offre la possibilità di avere una preparazione accademica nel settore delle criptovalute digitali.

Segnatamente, attraverso un’iscrizione online sul sito dell’Università di Nicosia (iscrizione gratuita e priva di particolari formalità), si può prenotare il proprio “posto” per le lezioni di una delle due edizioni annuali del MOOC (attualmente ci si può iscrivere all’ottava edizione, che avrà inizio il 4 settembre 2017).

Il corso, tutto rigorosamente in lingua inglese, si articola in 12 moduli, ognuno dei quali volto all’approfondimento di un aspetto particolare delle criptovalute digitali e, più in generale, della Blockchain Technology. Per fare qualche esempio, si parte dalla storia della moneta per arrivare al rapporto tra le criptovalute e i principali Istituti finanziari, passando per gli aspetti più tecnici del funzionamento di tutto il sistema.

Contrariamente a quanto si possa pensare, non occorre una preparazione accademica specifica per poter seguire il corso predetto. Il materiale di studio fornito dagli insegnanti (tra i quali spicca il nome di Antonopoulos) è, infatti, abbastanza chiaro da permettere a chiunque di seguirlo. Ci si deve solo armare di tanta curiosità e di una moderata dose di buona volontà per superare quelle piccole difficoltà tecniche che normalmente si incontrano quando ci si immerge in un settore nuovo.

Ogni settimana vengono caricate sulla piattaforma online dell’Università di Nicosia le slide da studiare; dopo qualche giorno, uno degli insegnanti si collega in diretta, tramite il canale YouTube del MOOC, con tutti gli iscritti presenti nel mondo, cercando di risolvere eventuali dubbi su ciò che si è studiato.

Per permettere agli studenti di testare la propria preparazione, inoltre, insieme alle slide vengono forniti anche dei quiz a risposta multipla, il cui eventuale risultato negativo non ha, tuttavia, alcuna incidenza sulla buona riuscita dell’esame finale.

Quest’ultimo si compone di 50 domande a cui si deve rispondere nel tempo massimo di due ore e, a differenza dei quiz predetti, può essere tentato una sola volta. Coloro che superano l’esame, ottengono un certificato accademico rilasciato direttamente dall’Università di Nicosia (certificato che verrà successivamente inserito anche nella Blockchain).
Infine, terminato il MOOC, volendo proseguire negli studi, ci si può iscrivere al “Master of Science degree in Digital Currency”.

Cosa poter dire di più?
Da tutto questo non possiamo far altro che imparare ed impegnarci affinchè anche la nostra cara nazione possa, un giorno, apprezzare le infinite possibilità legate a questa nuova tecnologia. Sarebbe bello se si progettasse seriamente l’integrazione di tali innovazioni nel nostro “sistema”, un sistema che ormai ha detto tutto e che necessita davvero di una ventata di freschezza!!

LA SCELTA DEL WALLET

di Riccardo Fallacara

Curiosando in giro per le varie chat, per i vari siti e soprattutto su facebook, mi rendo conto che il mondo dei “bitcoiner” diventa sempre più ampio e frequentato.

Sempre più spesso mi ritrovo a leggere le domande dei neofiti della materia, che iniziano a mettere i primi passi in un sistema che si evolve di ora in ora.

E ancora più spesso mi ritrovo a fare i conti con la tipica domanda che ho posto anche io, qualche anno fa, a coloro che mi hanno fatto da guru: “Quale wallet mi consigli per conservare le mie coin o i miei btc?”

Ora, con un filino di esperienza dovuta a decine di prove, consigli e anche a tante decisioni sbagliate, mi sento quantomeno in dovere di scrivere queste poche righe per chiarire in qualche modo la questione wallet, sperando che possa essere d’aiuto a chi ha ancora dei dubbi. Innanzitutto per definire un wallet dobbiamo avere ben chiaro come realmente funzionano le chiavi associate al protocollo Bitcoin.

Per effettuare una qualsiasi transazione abbiamo bisogno di due chiavi. La prima, detta chiave pubblica, non è altro che una stringa alfanumerica che identifica il nostro wallet, quasi fosse un normalissimo IBAN bancario (e su questa mi aspetto il linciaggio…). La chiave pubblica, chiamata anche indirizzo, è quella che noi usiamo o per trasferire btc o per riceverli. Non è importante metterla al sicuro, in quanto è possibile crearne un numero indefinito.

La seconda chiave, altrimenti detta chiave privata, è invece il vero e proprio lucchetto della nostra transazione. Essa viene utilizzata per “firmare” la nostra transazione e dà al sistema la prova che noi abbiamo l’autorità per poter trasferire quel quantitativo di btc.

Esiste un semplice problema: se io per caso venissi in possesso della chiave privata di una qualsiasi persona, avrei tranquillamente modo di utilizzare i suoi btc, in quanto il sistema riconosce solo la chiave per autenticare la transazione e non l’identità della persona che materialmente effettua la transazione suddetta.

Vien da sé, quindi, che la cosa più importante da fare è custodire le chiavi private letteralmente “sotto ad un mattone”!

Fatta questa piccola intro, ora possiamo passare a valutare alcune categorie di wallet, cercando di considerarle a seconda della loro sicurezza (voglio precisare che queste categorie sono personali, ma possono essere considerate tranquillamente come delle linee guida iniziali):

  1. Completamente insicura. A questa categoria associo tutti i wallet che sono gestiti da siti web, gli exchange o tutti i siti dove dovete loggarvi per controllare il vostro saldo. L’insicurezza di queste applicazioni è dovuta al fatto che le chiavi private vengono custodite nei terminali di coloro che gestiscono i web wallet o gli exchange.
    Risulta chiaro che, non essendo proprietari delle chiavi private, se per sfortuna dovessimo trovare un amministratore privo di scrupoli o semplicemente un sito sotto attacco da parte di hacker, perderemmo automaticamente la titolarità e la spendibilità delle risorse versate su queste piattaforme.
    Ora, sicuramente tutti coloro che gestiscono wallet o exchange danno le loro rassicurazioni al riguardo, anche considerando gli alti standard di sicurezza ai quali dovrebbero attenersi per poter rendere credibile la struttura, ma comunque resta un metodo molto pericoloso per conservare a lungo termine i propri btc.
  2. Mediamente sicura. A questa categoria associo tutti i wallet che risiedono su un qualsiasi dispositivo, come il cellulare o il pc. Questo tipo di wallet permette di fare un backup della chiave privata associata al proprio profilo e quindi permette di avere un grado di sicurezza sicuramente maggiore dei precedenti web wallet.
    Anche in questo caso esistono delle criticità, sicuramente vincolate al valore futuro dei nostri btc. Bisogna considerare, infatti, che, se – secondo ipotesi – i nostri btc incrementeranno il proprio valore nel medio-lungo termine, ci saranno sempre più persone interessate a “rubare” wallet un po’ a caso. Il passo da questo concetto alla creazione di veri e propri virus informatici capaci di rimanere latenti nel nostro sistema, in attesa di poter “sniffare” le nostre password è breve. Chiaramente essere completamente pessimisti non aiuta, quindi, anche considerando queste criticità, personalmente lo considero un buon modo per conservare a breve termine piccole quantità di btc, che verranno usate o convertite a breve.
  3. Abbastanza sicura. A questa categoria appartengono gli hardware wallet, cioè dispositivi capaci di conservare le nostre chiavi private completamente offline. Questo è sicuramente il modo più sicuro per mantenere i nostri btc, visto e considerato che in questo modo, per poter essere vittima di furti, è necessario che il presunto ladro si appropri materialmente del nostro piccolo dispositivo.
    Lo stesso livello di sicurezza hanno anche i paper wallet, che praticamente ti permettono di stampare la chiave privata e la chiave pubblica su un vero e proprio pezzo di carta, mantenendo completamente offline i dati.

Chiaramente queste valutazioni vanno anche gestite in base alle priorità che si hanno ed in base anche all’utilizzo che si fa di btc.

Se si utilizza btc per microtransazioni da farsi nel brevissimo termine, sicuramente il modo migliore di provvedervi è quello di mantenerne una minima parte su un wallet in locale per evitare di perdere troppo tempo.

Se invece si utilizza btc come “salvadanaio”, con l’intenzione di mantenerlo a lungo termine, allora conviene utilizzare un hardware wallet o un paper wallet, in modo da essere sicuri che i rischi connessi ad eventuali furti dovuti a virus o attacchi in generale diventino molto ma molto bassi.

Per concludere, il consiglio è comunque quello di informarvi sempre in maniera approfondita e di valutare l’utilizzo che decidete di fare dei vostri btc. In questo modo potrete adottare le misure migliori per riuscire a conservarli in maniera ottimale, mantenendo i rischi bassi.